Il modello “società benefit”: analisi strutturale e applicazioni al Terzo settore La riforma del c d. Terzo settore e l’imposizione fiscale delle liberalità indirette Fondazione Italiana del Notariato

Il modello “società benefit”: analisi strutturale e applicazioni al Terzo settore La riforma del c d. Terzo settore e l’imposizione fiscale delle liberalità indirette Fondazione Italiana del Notariato

(6) Il report sulle società benefit in Italia è stato elaborato da Paolo Revigliono e Nicola Riccardelli per conto della Universitas Mercatorum – Università telematica delle Camere di Commercio Italiane, distribuito nell’ambito del Convegno società benefit. Laboratorio Taranto. Presentazione 1° report sulle società benefit in Italia del 12 novembre 2016. (4) «Con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l’esercizio in comune di un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili».

  • Andrebbe, pertanto, suggerita molta cautela nell’utilizzare tale modello.
  • SANTORO, Diritto, religioni, culture, cit ., p. 67.
  • Altra eventualità è che si attribuisca una delega specifica a uno stesso amministratore; ad ogni modo, considerato l’ampio margine di discrezionalità lasciato dal legislatore, appare decisamente opportuno che tale incarico venga assunto da un soggetto dotato di una adeguata e comprovata esperienza nello specifico ambito in cui l’impresa intende concretizzare il beneficio comune.
  • LUPOI, «L’attività delle “società benefit” (L. 28 dicembre 2015, n. 208)», in Riv.
  • CREMA, «Questioni in tema di attività negoziali degli enti ecclesiastici», in Riv.

Infatti «tale misura può essere adottata in ogni caso di “mutamento che faccia perdere all’ente uno dei requisiti prescritti per il suo riconoscimento», tra cui è da annoverare, senz’altro, la essenzialità e costitutività (principalità) del fine di religione o di culto”, S. BERLINGÒ, «Enti ecclesiastici – Enti delle Confessioni religiose, in Stato, Chiese e pluralismo confessionale», in , maggio 2007, p. 1 e ss., spec. P. 8.; la stessa situazione (incapienza del patrimonio per le obbligazioni assunte e responsabilità illimitata), ma vista dall’angolo prospettico dell’impiego delle procedure concorsuali per la liquidazione del patrimonio dell’ente-imprenditore è analizzata da L.

DI CHIO, Società in generale – Società di persone, associazione in partecipazione, in Giurisprudenza sistematica civile e commerciale, fondata da W. Bigiavi, Torino, 1980, p. 74 e ss.; P. TRIMARCHI, Istituzioni di diritto privato, Milano, 2000, p. 75 e ss.; G.F.

(3) Si esclude che nel caso di specie l’intento del legislatore sia stato quello di creare una tipologia di società del tutto scevra dallo scopo di lucro; piuttosto si è palesata la finalità di creare un collegamento funzionale tra l’attività economica e l’utilità economica. (54) Una volta intervenuta l’iscrizione della società nel Registro delle imprese si è pienamente attuato il c.d. “principio di alterità” e quindi la società è diventata un soggetto formalmente diverso dai componenti della compagine https://aromatasi-info.com/ sociale; acquisendo la personalità giuridica, e quindi l’autonomia patrimoniale perfetta, i singoli soci restano responsabili nei limiti delle entità patrimoniali conferite in società, mentre delle obbligazioni contratte ne risponde esclusivamente la società con il suo patrimonio. (60) Nulla quaestio in ordine ai tipi di SpA o Srl, mentre le citate difficoltà si ripropongono laddove l’ente, nel contesto di una Sapa, assuma proprio la veste di socio accomandatario, sull’argomento di rinvia a A.

A quanto appena esposto occorre però apportare dei dovuti correttivi che riflettono le peculiarità del “modello benefit”. La valutazione circa l’operato dell’organo amministrativo, infatti, dovrà essere fatta alla luce dell’ormai più volte richiamato bilanciamento degli interessi e del perseguimento del beneficio comune e dovrà anche preoccuparsi del rispetto della disciplina inerente alla nomina del responsabile delle funzioni. (41) Il termine stakeholder (“to hold a stake”) letteralmente significa possedere o essere portatore di un interesse.

Inoltre la mancanza di espliciti riferimenti normativi, in ambito societario, sulle caratteristiche dell’oggetto sociale ha spinto, sempre più frequentemente, dottrina e giurisprudenza ad applicare, con un approccio esegetico di tipo analogico, l’art. Al caso di specie, benché sia previsto espressamente in materia di contratti. Ma, è bene precisare che le peculiarità della vicenda societaria hanno reso indispensabile apportare un importante correttivo, ossia escludere che l’oggetto sociale possa essere inteso anche come determinabile.

(13) Dunque indifferentemente la scelta può ricadere su società di persone, di capitali e cooperative. SANTORO, Diritto, religioni, culture, cit ., p. 67. SANTORO, Diritto, religioni, culture, a cura di A. Fuccillo, R. Santoro, Torino, 2017, p. 64 e ss., spec.

Not., 6, 2001, p. 1306 e ss., spec. (58) Per una completa panoramica sulla disciplina normativa degli enti ecclesiastici, a partire dall’Accordo del 18 febbraio 1984 di modificazione del Concordato in avanti, si rinvia a A. ROCCELLA, «Gli enti ecclesiastici a vent’anni dall’accordo di modificazione del concordato», in Jus, 52, n. 3, (settembre – dicembre 2005), p. 521 e ss.

Not., 2016, p. 811 e ss., spec. Si tratta di un tipo strutturale speciale che risponde ad una normativa particolare, a volte tale da condizionarne anche la normale attività negoziale e patrimoniale», A. FUCCILLO – R. SANTORO, Giustizia, diritto, religioni.

Secondari sono coloro che influenzano o sono influenzati dall’impresa, ma non sono impegnati in transazioni con essa e non sono elementi indispensabili ai fini della sua sopravvivenza. Non è erroneo affermare che, tuttavia, hanno la capacità di mobilitare e influenzare l’opinione pubblica a favore o contro le performances di un’impresa e potenzialmente possono provocare anche dei gravi danni ad essa. Esistono poi gli stakeholders c.d.

  • L’individuazione del tipo di sociale (ai sensi del comma 377, seconda parte), che può assumere la caratteristica di società benefit, è rappresentato da tutti quelli previsti dal libro V, titoli V e VI del codice civile.
  • Si tratta di un tipo strutturale speciale che risponde ad una normativa particolare, a volte tale da condizionarne anche la normale attività negoziale e patrimoniale», A.
  • 19, cit., p. 782.
  • DECIMO, op. cit., p. 4 e ss.

Conoscere le esigenze del territorio e assecondare gli stimoli provenienti dall’ambiente, non limitando più l’attività di impresa alla sola massimizzazione del profitto, rappresenta una significativa occasione per acquisire efficienza, aumentare la produttività ed espandere i mercati(15). Preliminarmente va chiarito che la creazione delle società benefit non comporta un nuovo tipo sociale(11), ma costituisce un “modello”, rientrando così in una più moderna classificazione delle società di capitali che tenga conto delle continue innovazioni legislative(12). A tal proposito al comma 377 di detto articolo 1, si precisa che le finalità di cui alla presente legge possono essere perseguite da ciascuna delle società di cui al libro V, titoli V e VI del codice civile(13), nel rispetto della relativa disciplina, evidenziando, così, che non ci troviamo di fronte ad un nuovo tipo sociale, ma ad una articolazione più elaborata di fattispecie già tipizzate. Tale precisazione, sgombra, quindi, il campo da qualsiasi difficoltà interpretativa, avendo il legislatore stesso effettuato una interpretazione autentica della normativa.

Appare doveroso precisare, comunque, che la presenza del responsabile non esonera l’organo amministrativo e l’organo di controllo dallo scrupoloso adempimento delle proprie funzioni. L’individuazione del tipo di sociale (ai sensi del comma 377, seconda parte), che può assumere la caratteristica di società benefit, è rappresentato da tutti quelli previsti dal libro V, titoli V e VI del codice civile. Ne consegue che la circostanza che la società intenda modulare la propria attività di impresa sulla scorta del “modello” benefit non provoca alcun condizionamento, o alcuna ripercussione, in ordine alla scelta del tipo sociale da adottare, sia nel caso di ente da costituire ex novo che in caso di ente già costituito. Appare utile interrogarsi sulla ragione giustificatrice che ha condotto il legislatore ad operare una scelta così elastica e a definire i tratti di una fattispecie molto duttile a livello operativo.

Deboli e sono coloro che hanno un elevato interesse, ma una bassa influenza sull’attività. Precisamente, sono quei soggetti che non hanno i mezzi e gli strumenti per poter esprimere in modo omogeneo e forte i propri interessi e spesso vengono a coincidere con le fasce destinatarie dell’attività dell’ente. (21) Sul punto si rinvia a A. PAOLINI, op. cit., p. 17 e ss.